Gekkou – Capitolo 2 parte 1

Vivere

 

La prima lezione quel giorno era Inglese, ma non ne ricordo neppure una parola. Ripensavo all’incidente del padre di Youko Tsukimori.

Mi era passata per la mente l’idea di cercare su qualche sito di notizie sul mio telefono- di nascosto dal professore, naturalmente- ma decisi di evitare, visto che ero rinomato per il buon comportamento scolastico. Continuavo a ripetermi che stavo solamente tenendo il meglio per ultimo e così finii per passare un’ora di tortura.

Appena terminò la lezione di Inglese, mi precipitai fuori dall’aula, eccitato ed affamato di dettagli sull’incidente, e corsi direttamente verso la stanza di lettura.

Avrebbe dovuto esserci il giornale di oggi, e lì sopra un articolo sulla faccenda, visto che c’era di mezzo una vittima.

E, proprio come mi aspettavo, c’era un articolo che trattava del suddetto incidente. Rimasi però deluso quando lessi il contenuto; c’era si un articolo, ma molto breve e scritto sommariamente, relegato in un angolo della sezione ‘notizie locali’.

Comunque, proseguendone la lettura, il cuore prese a battermi all’impazzata. Nel testo individuai facilmente alcune parole-chiave che speravo ardentemente di trovare.

 

‘’…mentre tornava a casa lungo un passo di montagna…’’

‘’…una curva stretta con poca visibilità…’’

‘’…erano già avvenute disgrazie simili in quel luogo…’’

‘’…velocità sostenuta a causa della pendenza…’’

 

C’erano diversi passaggi che ricordavano fin troppo bene la ‘’Ricetta per l’ omicidio da finto incidente stradale’’, scritta proprio come sul foglietto. Non potei fare a meno di esaltarmi al pensiero che ‘Youko Tsukimori aveva messo in atto in suo piano omicida’.

…E poi, mi era impossibile non provare un brivido lungo la schiena immaginando la scena dell’incidente, dipinta così bene nella mia mente.

In tutto ciò, mancava qualcosa di altrettanto importante: le cose omesse.

L’articolo non sarebbe stato così esiguo se la polizia avesse considerato l’idea di un omicidio. Allo stesso modo, io non sarei rimasto ignaro di tutto fino al mio arrivo a scuola.

Avevo sbagliato i miei calcoli?

Il piano sembrava decisamente infantile ad una prima occhiata: come un trucco che si regge su elementi del tutto fortuiti.

Ma forse lei aveva sfruttato questo piano proprio per via dei difetti che presentava…?

Chi sospetterebbe mai dell’esistenza di un piano omicida così maldestro?

Chi mai avrebbe visto in quello sfortunato incidente un piano omicida premeditato…?

Ed infatti, la polizia era convinta che fosse un mero incidente stradale, né più né meno. Lo stesso valeva per i miei compagni di classe; ognuno riteneva Tsukimori una povera ragazza che aveva appena perso il padre in un fatale incidente.

Scommetto che neppure la vittima stessa avrebbe mai pensato che potesse essere un’assassina.

Come non lo avrei immaginato io se non avessi trovato la ricetta per l’omicidio, d’altronde.

Probabilmente non sarebbe stato un gran problema se il piano fosse fallito. Era comunque basato più che altro sulla fortuna; considerando solo le probabilità statistiche, non era destinato ad avere successo in ogni caso.

Ma era proprio quello l’aspetto cruciale della ricetta.

Vi erano trascritti diversi piani, ma ognuno basato più che altro su eventi e circostanze esterni, non certi. Quindi mi chiedo se lei non si aspettasse già che tutti quei blandi tentativi fallissero a prescindere.

Il bersaglio di Tsukimori era suo padre- una persona che le era sempre stata vicino, e che per questo le aveva dato continue possibilità di ucciderlo. Potrà sembrare una frase dura, ma si potrebbe dire che ‘anche un tiro pessimo può far centro dopo innumerevoli tentativi’.

Tsukimori di sicuro non intendeva attuarlo il prima possibile. Sperava semplicemente che prima o poi sarebbe morto. O perlomeno, io credo che questi fossero i suoi pensieri.

In ogni caso non voleva essere beccata, di certo.

Già dalla prima scorsa che avevo dato al testo avevo avuto l’impressione che non l’avesse scritta appositamente per uccidere, ma soprattutto per non andarci di mezzo una volta eseguita.

Ma a quel punto… il risultato era evidente. Tsukimori l’aveva fatto-

 

Il delitto perfetto.

 

Non potei fare a meno di pensarlo.

Certo, tutto ciò era solo frutto della mia mente e assolutamente privo di fondamenti attendibili.

Non la conoscevo meglio degli altri miei compagni di classe. In proposito, Kamogawa era certamente molto più preparato di me riguardo Tsukimori. Questi pensieri erano nulla più che un’estensione del mio solito fare ‘immagina e goditelo’’, quindi molto lontano da una vera indagine per ‘’risolvere un caso’’.

Comunque, per qualche ragione, non mi scrollavo di dosso l’idea di non aver solamente immaginato la faccenda, e non potevo dunque già tirarmene fuori.

 

 

Il doposcuola quel giorno riguardava la morte del padre di Tsukimori.

‘’Credo che ognuno di voi sappia già della scomparsa del padre di Tsukimori. Il funerale si terrà domani pomeriggio, ed io sarò presente. Quindi la quinta ora di biologia diventerà un’ora di studio autonomo.’’

Appena le parole ‘studio autonomo’ uscirono dalla bocca del professor Ukai dalla classe si levò un’ondata di giubilo.

‘’Hey, questa si chiama mancanza di tatto, lo sapete? Cercate di essere più empatici verso la vostra compagna che ha appena perso uno dei suoi genitori!’’ Ukai ribatté al rumore- con un tono non molto alto, ma che bastò alla classe per tornare in silenzio. Un silenzio grave.

Apparentemente soddisfatto dell’inaspettato comportamento dei suoi studenti, chiuse la questione.

‘’Inoltre, i rappresentanti di classe sono tenuti a partecipare alla cerimonia funebre in rappresentanza dell’intera classe. Conto su di voi. Va bene, il doposcuola è terminato.’’

Proprio quando Ukai aveva quasi terminato: ‘’Professore!’’ Usami alzò la mano, ‘’La rappresentante femminile della classe è proprio Youko.’’

‘’Ah… hai ragione. Allora, potrei chiedere a te di venire, Usami?’’

‘’Ah, certo.’’

‘’L’altro sei tu, giusto Nonomiya? Mi aspetto di vederti lì allora.’’

‘’Si.’’

Annuii composto, mentre dentro di me ghignai segretamente.

Era esattamente ciò che speravo. Non potevo credere di essere stato persino incaricato ufficialmente di andare al funerale.

A dire il vero, dopo aver letto l’articolo in biblioteca, avevo già iniziato a riflettere sul come poter partecipare alla cerimonia funebre per carpire altre informazioni su Tsukimori. Mi ero reso conto che poter partecipare al funerale era fuori discussione, per cui già pensavo a come avrei potuto presenziare perlomeno alla veglia funebre.

‘’Solo voi due?! Non è giusto!’’

Una volta sicuro che Ukai fosse uscito dall’aula Kamogawa rivolse delle occhiatacce a me ed Usami.

‘’Chi è stato l’irresponsabile che mi ha nominato ad inizio anno come rappresentante di classe?’’

Ma stavolta, e solo stavolta, ero in effetti più che contento di quella sua indole così sconsiderata.

‘’E allora? Sono un uomo che non si sofferma troppo sul passato.’’

‘’La tua incoscienza merita ammirazione. Non in senso positivo.’’

‘’Guarda che è un onore!!’’

Non potei che sorridere beffardo alla sua risposta sprezzante.

‘’Kamogawa, sei una bestia! Non hai sentito il professor Ukai? Non hai un minimo di tatto…’’ sbottò allora Usami seriamente, stufa del suo atteggiamento così superficiale.

‘’Guarda che ti sbagli, Usami. Sono semplicemente preoccupato per una compagna di classa che ha perso una persona a lei cara, sai?’’ ci assicurò Kamogawa con un’espressione remissiva.

‘’Stai mentendo. E’ chiaro che l’unica cosa che ti interessi davvero è incontrare Youko-san per tuo tornaconto!’’ esclamò Usami.

‘’No, idiota! Non potrei mai agire per un tornaconto personale! Vorrei solo confortare Tsukimori in questo difficile momento,’’ obiettò di getto, ‘’ma, certo, non mi dispiacerebbe che si innamorasse di me nel frattempo, eh!’’

‘’Sei proprio una bestia, Kamogawa!’’ Usami era esterrefatta.

E per me era lo stesso: ‘’Kamogawa, fattene una ragione: questo è proprio quello che si definisce ‘secondo fine’.’’

‘’Ahh ho capito! Non si finisce mai di imparare, vero?’’ Kamogawa svicolò la mia accusa con la scusa dell’ignoranza. Non c’è cura per uno come lui.

‘’…Spero che non lo faccia anche tu per un tornaconto personale, dico bene Nonomiya?’’

Usami si era ormai arresa con Kamogawa ed ora era il mio turno.

‘’Certo che no. Andrò al funerale in quanto capoclasse, non perché io lo desideri.’’, dissi con una leggero sorriso studiato.

‘’Oltretutto, non amo l’atmosfera pesante dei funerali. Ad essere sincero, preferirei non andare.’’

‘’Davvero? Lo sapevo che non eri come Kamogawa!’’

Usami mi rivolse un sorriso smagliante, come se le avessero fatto un complimento.

‘’Perché questo atteggiamento così diverso per Nonomiya? Mi sento discriminato! Se fossi stato americano ti avrei trascinato in tribunale all’istante!’’

‘’E invece sei giapponese dalla testa ai piedi. In più quello che fa la differenza tra voi è il tuo comportamento. Fatti un esame di coscienza.’’

Sebbene di tipo totalmente differente, avevo in effetti anche io un secondo fine. A dire il vero, adoravo i funerali. Specialmente perché è un’occasione perfetta per osservare vari tipi di persone.

Attendevo la cerimonia del giorno seguente con la stessa intensità con cui si aspetta il concerto del proprio cantante preferito.

 

 

 

Nota del traduttore:

Chiedo scusa se la porzione di capitolo è uscita con un giorno di ritardo, ma purtroppo ieri sono rimasta bloccata da un mal di testa coi fiocchi >__<

– Ruby Moon ^w^

Gekkou - Capitolo 1 parte 2
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