Tate no Yuusha – Volume 1 Capitolo 10

Un Pranzo per Bambini

La scorsa settimana ci sono stati alcuni problemi, per cui il programma è saltato del tutto. Ruby è stata completamente risucchiata dalla produzione teatrale per cui sta lavorando, ma dovrebbe, ed uso il condizionale, riuscire a pubblicare qualcosa nei prossimi giorni. Io ho saltato l’ultima pubblicazione di Tsuki ga Michibiku: stavo per pubblicare il nuovo capitolo, quando mi sono accorto di aver saltato una side story conclusiva del prologo, vissuta dal punto di vista di Tsuki-sama. Dovrei pubblicarla in settimana, per poi recuperare l’altro capitolo. – Darnos


“Tu….”

Quando portai Raphtalia al Negozio di Armi, il proprietario ne rimase sbalordito.
Già, per farla combattere in maniera efficiente… Aveva bisogno di aumentare il suo potere offensivo.
Per questo motivo, comprarle un’arma non era un’idea assurda.

“Dammi un’arma che costi meno di 6 monete di argento e che sia adatta a questa ragazzina.”
“… Hah.”

Il negoziante si lasciò sfuggire un lungo sospiro.

“Questa nazione è davvero così corrotta, oppure, piuttosto, sei tu ad essere diventato così spregevole da… Non ha importanza, in ogni caso, ci sto guadagnando sei monete d’argento.”
“Hai ancora qualche vestito o mantello economico?”
“… Va bene. Te li aggiungo come bonus.”

Borbottò il proprietario in tono odioso, mentre tirava fuori da uno scaffale diversi coltelli.

“Questi vengono tutti meno di sei monete d’argento.

Da sinistra a destra, abbiamo dei coltelli fatti di: rame, bronzo e ferro.
Hanno tutti la stessa potenza offensiva, ma il prezzo è diverso.”
Dissi a Raphtalia di impugnarli e provarli uno alla volta, così da scegliere quello che con cui si sentiva più a suo agio.

“Questo va bene.”

Il volto della ragazzina impallidì e si girò verso di me ed il negoziante, il coltello ancora stretto tra le mani.

“Ecco qua, questi sono i vestiti ed il mantello bonus.”

L’armaiolo me li passò senza troppi complimenti e ci guidò al camerino di prova.
Tolsi a Raphtalia il coltello e le spiegai come indossare gli abiti che ci erano stati appena regalati.
La ragazzina entrò nel camerino barcollando e tossendo, per poi cambiarsi d’abito.

“Ha ancora un aspetto trasandato… Più tardi, le dovrò fare un bagno.”

Vicino la radura, scorreva un fiumiciattolo che sarebbe stato perfetto per quello scopo.
In quella nazione, il fiume che passa vicino la capitale si suddivide in vari rami man mano che fluisce verso il mare. Per questo motivo, di recente avevo spostato il mio accampamento proprio in quell’area.
Era un ottimo posto in cui stare, soprattutto perché potevo approfittarne per pescare.
Alcuni dei pesci che avevo catturato erano stati assorbiti dallo scudo, sbloccando così lo “Scudo di Pesce” ed il suo effetto: la Tecnica di Pesca 1.

Non appena finì di cambiarsi, Raphtalia mi si avvicinò timidamente, barcollando.
Sembrava che avesse capito che disubbidire le avrebbe soltanto causato altro dolore.
Mi accovacciai per guardare la ragazzina direttamente negli occhi e le dissi:

“Ora, Raphtalia, questa è la tua arma. Da adesso in poi, tu ed io combatteremo i mostri, insieme. Capisci cosa voglio dire?”
“…”

Alle mie parole, Raphtalia annuì con un’ombra di terrore sul volto.
Ma andava bene così: se non avesse capito, avrebbe finito per farsi del male.

“Adesso, afferra quel coltello tra le mani, e――”

Tirai fuori un Pallone Arancione che avevo nascosto sotto il mio mantello e lo posizionai di fronte a Raphtalia.
“Colpisci questo coso.”
“Hii!?”

Quando le feci vedere il mostro, la ragazzina urlò impaurita e lasciò cadere la sua arma.

“Eh… N-…No.”
“E’ un ordine. Fallo.”
“I-io non posso.”

Raphtalia scosse veementemente la testa. Tuttavia, la sua disubbidienza attivò immediatamente il marchio della schiavitù e venne colpita da un’ondata di dolore.

“Guh…”
“Forza, se non pugnali questa cosa, continuerai a farti del male da sola.”
“*Koho…koho!*”1

Mentre cercava di afferrare la sua arma, il volto di Raphtalia diventò una maschera di dolore.

“Tu…”

Il negoziante era rimasto senza parole davanti al nostro piccolo spettacolo.
Quando le misi nuovamente di fronte il Pallone Arancione saldamente ancorato al mio braccio, Raphtalia raccolse le sue forze e lo attaccò.
Buni…

“Troppo debole! Mettici più energia!”
“..!? Ei!”2

Sorpresa, Raphtalia indietreggiò per un istante. Ma poi, sfruttando l’impeto del momento, lo caricò a testa bassa con tutte le sue forze.
POP!
Il Pallone esplose con uno scoppio fragoroso.

EXP 1

 

Per la prima volta, di fronte a me comparse un box testuale per segnalarmi che il mio alleato aveva sconfitto un nemico.
La mia mente fu pervasa da una furia omicida.
Quella stronza. Fin dall’inizio, non aveva avuto la benché minima intenzione di rimanere con me, o insegnarmi il meccanismo di funzionamento del sistema.

“Ottimo, sei stata brava.”

Poggiai la mano sulla testa di Raphtalia, accarezzandola.
In risposta, lei alzò gli occhi e mi fissò con un’espressione confusa.

“Ok, questo sarà il prossimo.”

Il più forte tra i palloni che avevo incontrato fino a quel momento era ancora attaccato a me, impegnato nel suo instancabile tentativo di divorarmi a morsichi. Tirai fuori il Pallone Rosso e lo misi davanti a Raphtalia, come avevo già fatto con quello precedente.
Il mostro non aveva mangiato e bevuto nulla da circa una settimana, per cui doveva essersi parecchio indebolito.
Ciò nonostante, probabilmente sarebbe stato in grado di sopravvivere ad un attacco di una ragazzina debole e malaticcia.
Raphtalia annuì con la testa e pugnalò l’occhio del Pallone con un movimento ben più risoluto del precedente.

POP!

EXP 1
Compagno: EXP 6

 

Fu in quel momento che mi accorsi dell’icona.

“Ottimo: da ora in avanti, continua a combattere con questa stessa determinazione; andiamo.”
“… *Koho*”

Seguendo i miei ordini, Raphtalia rinfoderò la sua arma lungo il fianco e mi seguì ubbidientemente.

“Hah, hey, amico. Ti devo dire una cosa.”
“Sarebbe?”

Brontolò l’armaiolo, fissandomi con sguardo arrabbiato.

“NON, PROVARE, A, MORIRE, COME, UN, INFAME, hai capito?”
“La tua gentilezza mi commuove.”

Risposi al suo sarcasmo con altrettanta ironia.
Di ritorno verso la radura, notai che alcuni negozi e bancarelle situati lungo la via che si estendeva fino al cancello, avevano iniziato a cuocere del cibo.
Raphtalia, che camminava di fianco a me, mano nella mano, non smetteva di guardare ansiosamente a destra e sinistra.
L’odore che proveniva dai banchetti era delizioso.
Dopo aver terminato di fare compere, mi era rimasta la modifica cifra di tre monete d’argento… Iniziavo ad avvertire i morsi della fame.
Gu…3
Dallo stomaco di Raphtalia, si alzò un sonoro brontolio.
Lei distolse lo sguardo, lasciandosi sfuggire un:

“Ah!”

Stava cercando di fare finta di nulla.
Mi domandai per quale motivo si stesse trattenendo.
Raphtalia non sarebbe stata in grado di combattere in quelle condizioni, per cui io, a mia volta, non ne avrei tratto alcun beneficio.
Una lama smussata è del tutto inutile. Indebolita dalla fame come era, non avrebbe potuto fare molto.
Entrai in un ristorante che sembrava alla nostra portata.

“Ben-…venuti!”

Il nostro cameriere ci guidò ad un tavolo con un’espressione contrariata sul volto, a causa della nostro aspetto trasandato.
Per tutta la durata del breve tragitto, Raphtalia fissò intensamente una coppia padre/figlio seduta lì vicino.
A quella vista, la ragazzina si portò un dito alla bocca, invidiosa del bambino e del suo pranzo.
Era evidente che anche lei avrebbe voluto mangiare quello stesso piatto.
Ci sedemmo ed ordinai velocemente il nostro pasto, prima che il cameriere fuggisse via.

“Ehm, io prenderò la pietanza più economica che avete sul menù, mentre questa signorina prenderà la stessa cosa che sta mangiando quel bambino laggiù.”
“!?”

Raphtalia mi fissò, sbalordita. Il fatto che le avessi ordinato il pranzo era davvero così sconvolgente?

“Capito. Il totale è di 9 monete di rame.”
“Ecco qui.”

Dopo averlo pagato con una moneta d’argento, il cameriere mi consegnò il resto e si allontanò.
Approfittai dell’attesa per guardarmi distrattamente intorno.

Le persone presenti nel locale avevano iniziato a spettegolare tra loro subito dopo aver notato la mia presenza.
Già, mi trovavo davvero in un mondo parallelo.

“Perch-é?”
“Hm?”

Alla sua domanda, abbassai nuovamente lo sguardo su Raphtalia.
Mi stava fissando con un’espressione stupefatta sul viso.

“Mi sembrava che tu avessi fame, no? O volevi ordinare qualcosa di diverso?”

Raphtalia scosse la testa con tanta foga, che potevo quasi sentire il rumore causato dal suo movimento.
Doveva essere per lei un argomento piuttosto delicato.

“Per-, perché, mi lasci mangiare quel cibo?”
“Come ti ho già detto, l’ho ordinato perché mi era sembrato che tu lo volessi.”
“Ma…”

Perché era così insistente?

“Ad ogni modo, mangia e fatti forte. Pelle ed ossa come sei, potresti stramazzarmi a terra, morta, da un momento all’altro.”

Beh, dal momento che l’avevo appena comprata, non potevo rischiare che morisse prima di aver ripagato il mio investimento, con gli interessi.

“Scusate per l’attesa.”

I nostri piatti erano finalmente arrivati.
Era quello il pranzo che avevo ordinato per Raphtalia? Si trattava di un menù a base di pancetta grande quasi quanto il braccio di una persona.
Mhm. Quanto meno, la presentazione sembrava decente.

“…”

Raphtalia diventò una statua di ghiaccio; dalla sua espressione, sembrava che si stesse domandando se quanto aveva davanti fosse davvero destinato a lei.

“Non hai fame?”
“… E’ davvero per me?”
“Hah… E’ tuo, per cui mangia.”

La ragazzina iniziò timidamente ad affondare le mani nel cibo.
Quando sentì le mie istruzioni, fece una strana smorfia.

“Okay.”

Prese il cibo con le mani e se le portò al volto, mettendoselo in bocca.
Beh, non c’era da stupirsi, dato che era cresciuta in un ambiente terribilmente duro.
Mi sembrò che il brusio delle persone che stavano spettegolando attorno a noi si fosse fatto più forte. Tuttavia, la cosa non mi interessava minimamente.
Raphtalia afferrò delicatamente la bandierina che era stata messa sopra la sua porzione di riso al pollo.
Mumble mumble mumble*
Lentamente, si gustò ogni singolo boccone del suo pasto.
Davanti a quello spettacolo, mi passò per la mente un pensiero fugace: da quel momento in poi, avrei diviso i miei pasti con quella schiava.


1 – Onomatopea giapponese che indica il rumore del tossire.

2 – Tipico verso che si fa quando si attacca, un po’ come il nostro ‘Ah!’

3 – Onomatopea usata per indicare il brontolio dello stomaco.

Tate no Yuusha - Volume 1 Capitolo 9
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